Lezioni americane

Italo Calvino

Italo Calvino

Il 15 ottobre del 2013 Italo Calvino avrebbe compiuto novant’anni. Per celebrare la ricorrenza, Linkiesta ha affidato a cinque intellettuali/scrittori contemporanei una riflessione per ogni valore che Calvino ha suggerito di portare nel nuovo millennio nelle celeberrime Lezioni americane, ovvero leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità.

Senza volere entrare nel dibattito su cosa ci siamo portati effettivamente dietro dopo gli Anni Zero – sparando nel mucchio si potrebbe dire: «tutte tranne l’esattezza», ma non è così facile, le Lezioni sono un testo molto denso – riporto uno stralcio dell’opera citata che mi ha impressionato:

Ho cominciato questa conferenza (quella sulla «Rapidità», NdR) raccontando una storia, lasciatemi finire con un’altra storia. È una storia cinese.
Tra le molte virtù di Chuang-Tzu c’era l’abilità nel disegno. Il re gli chiese il disegno di un granchio. Chuang-Tzu disse che aveva bisogno di cinque anni di tempo e d’una villa con dodici servitori. Dopo cinque anni  il disegno non era ancora cominciato. «Ho bisogno di altri cinque anni» disse Chuang-Tzu. Il re glieli accordò.  Allo scadere dei dieci anni, Chuang-Tzu prese il pennello e in un istante, con un solo gesto, disegnò un granchio, il più perfetto granchio che si fosse mai visto.

Ora, se diamo per scontato che in dieci anni Chuang-Tzu non abbia solo oziato ma abbia in qualche modo coltivato la sua abilità, si può spostare la riflessione su un piano che fa della letteratura una sorta di atto allo stesso tempo magico e razionale e dello scrittore un individuo a metà tra lo sciamano e l’artigiano. O almeno così mi piace immaginarlo. La rapidità del gesto sottintenderebbe una preparazione, o comunque una capacità di concentrazione, che risulta evidente nell’efficacia.

O forse che il buon Chuang-Tzu abbia solo aspettato il momento buono?
A questo punto diventerebbe una questione di fede – nella Sacra Musa o nel Talento Divino – abbastanza per mandare l’artigiano a farsi benedire e lasciare il dono della parola al Dio di turno (Denaro, Caso, Apollo/Dioniso, Jahveh, scegliete voi il vostro preferito) che designa l’eletto e ne fa uno scrittore. E questa è una prospettiva decisamente meno attraente. Una lettura che è un delirio metafisico.

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