L’Armata dei Sonnambuli

armata_wu_mingIl collettivo Wu Ming torna in libreria con L’armata dei sonnambuli, ambientato nella Francia rivoluzionaria del 1793, anno in cui Madama Ghigliottina baciò il collo di Luigi Capeto inaugurando la stagione del Terrore.

Come sempre, un romanzo storico che getta uno sguardo obliquo sul presente. Precarietà, controllo delle masse, questione femminile sono i nodi tematici più evidenti. In 800 pagine c’è spazio per molto altro, come lo sviluppo e il decadimento psicologico dei personaggi, impegnati a raccogliere i cocci del loro inconscio in un momento in cui a esplodere è un’intera società,  gli psicologi non esistono – i loro maggiori concorrenti, i preti, sono schiacciati dallo spread ideologico repubblicano – e l’unico psicofarmaco di massa disponibile è il vino.

Ci sono strati e strati di riferimenti, intrecci e particolari che, chiuso il libro, danno un senso di vertigine. Per approfondirli, ci si può dare di rilettura e sovralettura oppure confrontarsi con gli altri lettori (qui c’è uno spazio all’uopo). Teoricamente, a ogni loro romanzo il confronto autore-lettore è impari (dal 2008, in quattro contro uno), ma il ribaltamento è facile se a un collettivo di scrittori può “far fronte” una comunità di lettori.

Il grande pregio di questo romanzo è che, nonostante la notevole complessità, non perde il suo essere popolare, nel senso di fruibilità del testo: qualcosa arriva comunque al lettore. La letteratura da sola non può cambiare il mondo, ma se questa storia riuscisse soltanto a svegliare qualche sonnambulo della Rete sarebbe già un grande risultato. Riuscite a immagine una persona che si crede un moderno sanculotto e che – svanita la mesmerizzazione – si ritrova davanti allo specchio con fez, camicia nera e manganello?

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3 pensieri su “L’Armata dei Sonnambuli

  1. “Riuscite a immagine una persona che si crede un moderno sanculotto e che – svanita la mesmerizzazione – si ritrova davanti allo specchio con fez, camicia nera e manganello?”

    parole sante…

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