Cento byte di solitudine, omaggio a Gabriel Garcia Marquez

Gabriel Garcia Marquez

Gabriel Garcia Marquez

Nel giorno in cui si apprende della morte di Gabriel Garcia Marquez, vorrei ricordarlo con un racconto, Cento byte di solitudine. Un testo che ha dieci anni. Lo scrissi nel 2004 per partecipare a un concorso sulle web addiction. Facebook era stato fondato proprio in quell’anno e i social media non avevano lo stesso ruolo di oggi; il concetto di comunità web era decisamente sfumato. Il racconto ebbe una sola pubblicazione, tradotto in inglese, per un numero speciale della rivista Next, nel 2009. Lo ripropongo qui, spinto dalla stessa, immutata ammirazione che provavo per Marquez due lustri fa.

* * *

Pochi minuti alla fine di Macondo City. Aureliano è immobile davanti al monitor. Dalla fronte una goccia di sudore scende nell’occhio, ma non lo distrae dalla sua tristezza.
Dalì – lo screensaver – s’arriccia i baffi invadendo il desktop. Aureliano sfiora il mouse facendo emergere una babele di file e cartelle. Tra questi un collegamento di cui non riesce o non vuole leggere il nome: è una connessione ad un server internet mai utilizzata, ancora vergine di click. Sfiora l’icona col puntatore, le mani sul mouse sono gelide.
Dissolvenza: il suo cervello si riposa oscurandogli per qualche secondo la vista.
Ritorna a vedere, i pixel emergono dall’ombra scintillando. Si parte. Connessione standard. Ultime notizie da Macondo City, una città virtuale, una soltanto tra le esistenti e le infinite possibili:

[02:48] Prosegue l’esodo da Macondo City: disconnessi 3.532.003 utenti su 6.000.000 complessivi.

Un sorriso spastico solca il volto di Aureliano. Ha freddo. Dovrebbe alzarsi per bere qualcosa di caldo o indossare un maglione.
Ancora no.
Un altro giro, un altro ancora e poi basta.
Dissolvenza.
Click!

[02:52] Macondo City: 5.789.000 utenti disconnessi su 6.000.000.
[02:53] Memento Mori: solo 1000 utenti connessi su Macondo City.

La risata di Aureliano, mista ad attacchi violenti di tosse, è tanto forte che lo fa diventare paonazzo.
Dissolvenza.
Monitor.
Tastiera.
Dissolvenza.

Una capatina per vedere come sta Remedios, la sua amica virtuale più fedele e sincera. Aureliano lancia il programma Messenger / Live Chat.
[Remedios] Qua va tutto a puttane. Tutti si stanno disconnettendo e…
[Aureliano] Perché?
[Remedios] Ecco appunto: nessuno sa il perché.
[Aureliano] …
[Remedios] Ti saluto amico. Io stacco. Alla prossima.
Click!

[03.01] Un utente connesso a Macondo City.

Dissolvenza.
Ritorno al desktop.

L’icona della connessione remota mai utilizzata è sempre là. Aureliano esita. Vuole cliccarci sopra ma sente la mano paralizzata. Adesso legge cosa c’è scritto sotto: realtà.
Il dito finalmente si muove sul mouse.
Aureliano chiude gli occhi.
Click!

Macondo City è finita, sprofondata per sempre nell’oceano della Rete. Prima di scomparire emette un urlo di morte in linguaggio binario. Un ultimo rantolo pesante 100 byte.
Ora non esiste più.
Le Città condannate a Cento Byte di Solitudine non hanno una seconda possibilità nella Rete.
Dissolvenza.

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