Un buco allo stomaco

La celebre figurina Panini in cui Baggio si chiama Monelli: un altro esempio di mondo parallelo con protagonista il Divin Codino

La celebre figurina Panini in cui Baggio si chiama Monelli: un altro esempio di mondo parallelo con protagonista il Divin Codino

Una piccola panetteria di San Frediano diventò una porta su un universo parallelo: un mondo dove Dio riempiva lo stomaco e non l’anima, Roberto Baggio non aveva mai lasciato la Fiorentina per la Juventus e un buddista convinto mangiava una bistecca al sangue.

* * *

Pane toscano, pugliese, coi semi di sesamo e senza, ciabatte, pizze, pizzette, schiacciate all’olio e ripiene di crema, crostate, sacher monoporzione, cornetti. Un’orgia di invitanti profumi e fragranti bontà di giornata.
Valeria serviva un cliente dopo l’altro, sempre più imbarazzata, mentre il suo stomaco brontolava come un vecchio trombone.
Quasi un complotto: dopo più di un’ora in cui non s’era vista anima viva, arrivarono tutti d’un colpo. Precisi, giusto al primo sintomo di fame.
Era sola. Suo marito era costretto a letto da una febbre talmente alta da farlo viaggiare nel tempo: «Gobbo no, eh! Accidenti a te Roby, se tu parti noi si fa la rivoluzione.»
Per lui era il maggio del 1990, l’anno dei mondiali e nel delirio cercava di convincere Baggio a non lasciare la Fiorentina.
Accidenti a te, Jacopo, al calcio e alla tua febbre.
Sorridendo – non tollerava la gente che non sorrideva mai – una gocciolina salata le scivolò sulle labbra. I calciatori sudavano come lei, sorridevano meno di lei e guadagnavano quanto lei avrebbe sperato in dieci vite.

Visti i tempi non era il caso di lamentarsene, ma i clienti sembravano accatastarsi uno sull’altro. Ogni tanto, con la scusa di andare a controllare un forno nel retrobottega, Valeria dava un morso a una schiacciata all’olio.
La piena cessò, di colpo com’era arrivata.
La schiena le doleva e prese posto su uno sgabello. Guardò soddisfatta il recipiente in vetro dei fagioli cotti al forno: era quasi vuoto. Era un’idea di  Jacopo: ogni tanto alla gente del quartiere avrebbe fatto piacere mangiare come dalla nonna. Aveva ragione. E poi su qualche spicciolo in più non ci si sputava sopra.
A proposito di suo marito: le medicine avevano fatto effetto o stava ancora tentando di convincere Baggio a cambiare idea? Dette un morso distratto alla schiacciata, portandosela dietro il bancone. Provò a perdersi nei suoi pensieri ma non ci riuscì.
La piena era ricominciata.
Uno dopo l’altro entrarono un uomo con sua moglie (o una donna con suo marito), un bambino, poi una bambina, un tipo con gli occhiali da sole, un altro che aveva tutto l’aspetto di un muratore e infine un prete. Tempo di alzare gli occhi da un particolare indefinito su una pagnotta e se li ritrovò tutti davanti, come materializzati da un sogno.

La vergogna le bloccò il boccone in gola. Quasi poté specchiarsi nelle espressioni dipinte sui volti dei nuovi arrivati: si vedeva rossa come una lampadina surriscaldata, gli occhi strabuzzati e una ruga profonda come un canyon in mezzo alla fronte.
Le rare volte in cui non sapeva chi servire per primo lasciava fare a loro. E così fece, non prima di aver ingoiato il boccone e di essersi scusata.
Il primo a farsi avanti fu il prete: «Vorrei un po’ di fagioli, per piacere.»
Nel frattempo il muratore aveva preso una lattina di birra dal frigo e si era avvicinato alla cassa, sventolando un biglietto da cinque euro.
L’uomo con gli occhiali da sole, uno a cui la stazza non mancava, batté una mano sul bancone: «Ma la fila? La bambina qui ha un buco allo stomaco.»
Uomo e donna (o donna e uomo) con marmocchio si guardarono in faccia e dissero all’unisono: «What the fuck!»
Bene, avrebbe deciso lei: prima gli yankee, che non abbiano a dire a casa loro che siamo dei cafoni, poi il muratore – lo conosceva, Alin, birretta e trancio di pizza marinara: l’avrebbe servito in un lampo – tra il prete e l’Occhialuto avrebbe fatto decidere a loro.
Un, due, tre, via!
«Scusi, padre. Permette? Faccio in un attimo e sono da lei» disse Valeria.
Il prete forzò il suo volto a un’espressione di accondiscendenza e annuì.
«Can we have some skicciadah
«Sure. For whole family, sir?»
«Yeah, right!»
Mentre pesava e incartava, disse al capobranco che se voleva qualcosa da bere poteva prederò dal frigo dietro di lui. Negativo. Quattro e cinquanta. E tanti saluti alla Casa Bianca. Trenta secondi al massimo. Avanti il prossimo.
Al muratore non disse nulla se non, dopo aver impacchettato il Solito e dato il resto: «Grazie Alin, a domani.»
Venti secondi netti.
Era il momento del duello.
Il prete guardò i fagioli, l’Occhialuto ghignò. La bambina era incollata al vetro del bancone.
I due sfidanti si fissavano negli occhi.
La tensione fu spezzata dallo stomaco di Valeria, mai domo, che eruttò un gorgoglio a tutto volume.
«Scusate» disse, e arrossì di nuovo.

Il prete volle dimostrare la sua superiorità morale e cedette il posto: «Faccia pure», disse e si fece da parte.
Valeria, per metà soddisfatta dalla pace ritrovata e per metà delusa dalla guerra mancata, dispose il suo sorriso d’ordinanza verso l’Occhialuto.
L’enorme bistecca d’uomo né ringraziò l’ultras di Cristo né ricambio il sorriso: «Chieda alla figliola. Sa quello che vuole.»
Mentre la bambina spiegava a Valeria quali schiacciatine voleva e perché ne voleva due, «così domani mattina ho già la merenda per la scuola», l’Occhialuto fissava il prete assorto sui fagioli.
«Basta così?» disse la panettiera.
Il ghigno dell’Occhialuto quasi brillò più della luce del giorno: «No, guardi, vorrei un po’ di quei fagioli al forno.»
Il prete accusò il colpo, deglutendo a vuoto. Il suo avversario gli aveva sparato alle spalle.
Valeria, in forte imbarazzo, chiese: «Per quante persone?».
Ci fu una pausa, quella terribile sospensione del tempo che prelude a una figura di merda.
«Una», rispose l’uomo, secco.
Una vampa di vergogna bruciò Valeria dai piedi fino alla punta delle orecchie.
I due fagioli rimasti non erano abbastanza per il prete, che girò i tacchi e chiosò: «Dio riempie tutti i vuoti, anche quelli allo stomaco. Arrivederci.»
Valeria finì la sua skicciadah e crollò su uno sgabello. Era immobile come una statua, ma il suo cervello ronzava a tutto gas: che figura! E se l’Occhialuto fosse divorziato, magari da poco, e questo fosse il giorno in cui sta con la figlia o, peggio, se la moglie fosse morta? Non potevo semplicemente mettere i fagioli nel sacchetto di plastica e chiedere: «basta così?». No! Troppo semplice. E invece cosa gli chiedo? Per quante persone. Come se ci fossero fagioli a sufficienza. Poveretta la moglie. E il prete con lo stomaco vuoto? Accidenti a me! Se ci fosse stato Jacopo, tutto questo non sarebbe accaduto.

Se ci fosse stato Jacopo, magari sì, non sarebbe andata proprio in quella maniera. Le avrebbe spiegato che l’Occhialuto non era il padre della bimba ma il nonno, un comunista di ferro che sognava l’Armata Rossa in piazza della Signoria. Le avrebbe raccontato di Don Aldo che si lamentava sempre della cucina della perpetua e che una volta a settimana le faceva dispetto tornando con qualcosa di già pronto. Niente defunti, nessuna separazione, nessun morto di fame. In definitiva, nessuna figuraccia.

* * *

Un altro mondo, un altro terribile universo: Jacopo non avrebbe avuto la febbre e non avrebbe mai mangiato quella bistecca con Roby a I’ Brindellone. La bistecca epocale e definitiva, quella che tra un morso e l’altro l’aiutò a convincere Baggio.
«Te ne vai, allora. E metti che ti ritrovi a battere un rigore contro – i rigori a quelli non mancano mai – che fai? Lo tiri come se niente fosse?»
Roby viola a vita.
Valeria lo svegliò mentre il Divin Codino mostrava il pallone d’oro alla Fiesole.

Trasloco

Questa nuova casa è una roulotte. La parcheggerò un po’ in giro, senza fermarmi in nessun posto in particolare. Durante il viaggio vi racconterò qualche storia e, se vi piaceranno, vi terrò aggiornati su altri posti che ho infestato col mio balbettio; la categoria del blog per i racconti inediti e le novità editoriali che mi riguardano sarà Scritture. Le chiacchiere – leggi recensioni – su letteratura e cinema saranno contenute in Letture e Sguardi.

Un blog personale di letteratura e cinema. Tutto qua.

Si parte con un racconto, Assalto alla diligenza, che parla di Sud come far west. Come frontiera, insomma. Ne seguiranno altri scritti alla stessa maniera – in seconda persona – e con lo stesso tema: il Far South.

Buona lettura.